Tesori araldici e storia delle famiglie nobili lombarde custoditi presso Archivio di Stato di Milano

Cercando il più originale portavoce della nobiltà italiana, in particolare di quella lombarda, è impossibile non imbattersi in Giuseppe Parini. È suo il famoso dialogo sopra la nobiltà dove il trionfo dell’Illuminismo si traduce in una spiccata ironia nei confronti dell’aristocrazia. Un discorso moderno ma che ha la stessa resa di un poema antico dove alla fine l’autore afferma con stupore: “Quanti pensier lor balenano in mente!”. E chi sono i protagonisti di questi versi se non i nobili?

Dalle poltrone di Palazzo Castiglioni e di Palazzo Clerici a quelle del Teatro alla Scala, l’aristocrazia lombarda occupa con orgoglio il posto che le spetta presso l’Archivio di Stato di Milano definendo i confini di un bene sociale inestimabile: il tesoro araldico.

Una nobiltà che ha fatto la storia

In modi ed epoche diverse le famiglie nobili presenti nell’Archivio di Stato di Milano hanno fatto la storia della Lombardia. Ma cosa lega l’Archivio di Stato di Milano alle famiglie? Per spiegarlo può essere utile prendere in prestito il concetto di “albero madre” da Suzanne Simard, docente alla British Columbia e famosa ecologista. Secondo la sua teoria gli alberi comunicherebbero tra di loro. In un certo senso è quello che accade anche a Milano, se pensiamo ai casati appartenenti al ceto nobiliare che a partire dal Medioevo sono stati protagonisti di un fenomeno d’aggregazione a notevole vantaggio dei loro patrimoni.

Le famiglie titolate milanesi e lombarde sono cresciute anche perché hanno prodotto diversi Papi della chiesa cattolica, guadagnando non solo denaro ma anche potere. Con le vicende storiche crebbero anche le leggende tanto che alcuni personaggi entrarono quasi nel mito. Non solo Visconti e Odescalchi, dunque, ma anche Casati, Litta e Adda, questi ultimi resi celebri dalla famosa aquila nera su sfondo giallo dello stemma. Per saperne di più sull’origine degli stemmi nobiliari sono utili gli elementi di araldica della Rivista Nobiliare pubblicati dall’Accademia Araldica Nobiliare Italiana.

Famiglie titolate a Milano e dove trovarle

Prima di indagare nel dettaglio sulla storia di alcune tra le principali famiglie nobili lombarde è importante soffermarsi sull’istituzione che oggi ne accoglie le vicende: l’archivio di Stato di Milano. L’Archivio di Stato di Milano è l’ente che lo Stato ha disposto per legge alla conservazione dei documenti sia pubblici che privati. Sono più di 6000 metri quadrati di fondi e archivi presso il Palazzo del Senato che vengono quotidianamente approfonditi e studiati anche dagli allievi della poco lontana Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

Tra i 45 km di scaffali dell’archivio di Stato di Milano riecheggia la storia di Azzone Visconti, esponente del celebre casato milanese e Signore della città dal 1329, che avrebbe istituito perfino la festa dei Re Magi. Le reliquie di questi sapienti della tradizione cristiana sarebbero state ospitate presso la chiesa di Sant’Eustorgio almeno fino all’arrivo del Barbarossa.
Ma non è solo l’amore per l’arte a legare il destino di tante nobili famiglie alla Lombardia.

Basti pensare a quello che a Milano hanno fatto Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti nel 1400, con la scelta di destinare il terreno accanto alla chiesa di San Nazaro all’edificazione di un ospedale.

Cos’è l’Archivio di Stato di Milano

L’Archivio di Stato di Milano è un importante istituto che conserva documenti storici di grande valore per la città e per l’Italia. Fondato nel 1803, l’Archivio di Stato di Milano ha accumulato una vasta collezione di documenti che vanno dal Medioevo fino ai giorni nostri. Questi documenti includono registri parrocchiali, atti notarili, libri contabili, documenti amministrativi e molti altri tipi di materiale storico.

L’Archivio di Stato di Milano è accessibile al pubblico ed è una fonte preziosa per gli studiosi, i ricercatori e gli appassionati di storia. Il personale altamente qualificato è sempre disponibile ad aiutare nella ricerca e nella consultazione dei documenti. Inoltre, l’Archivio di Stato di Milano offre anche servizi di digitalizzazione e di conservazione per garantire la sicurezza e la preservazione a lungo termine dei documenti.

Gli archivi sono una parte fondamentale della nostra eredità culturale e l’Archivio di Stato di Milano è un esempio eccezionale di come questi istituti possano essere preservati e resi accessibili al pubblico. La sua vasta collezione di documenti storici offre una preziosa opportunità di comprendere il passato e di imparare dalle esperienze delle generazioni precedenti. In questo modo, l’Archivio di Stato di Milano contribuisce a preservare la memoria storica della città e del paese e a far sì che queste conoscenze possano essere trasmesse alle future generazioni.

Gli Airoldi

Il casato degli Airoldi, con il suo duplice stemma dove campeggiano sia l’aquila che il leone, è presente nell’Archivio di Stato di Milano con documenti a partire dal 1377 e con origine nel territorio di Lecco. Degli Airoldi sono celebri gli incarichi ricoperti nel 1400 come quelli notarili e religiosi.

Domenico Airoldi fu l’abate generale dei Benedettini a Milano. Gli Airoldi furono anche banchieri e uomini d’affati. Alcuni cadetti come Giuseppe, morto nel 1799, seppero fare ottimi matrimoni di interesse. La storia della famiglia si conclude simbolicamente con Paolo e Luca Airoldi che nel 1982 donarono l’archivio di famiglia all’archivio di Stato di Milano.

Gli Albani di Bergamo

Gli esponenti di questa famiglia nobiliare, con lo stemma suggellato da tre stelle dipinte su sfondo rosso, giallo e blu, hanno origini nella città di Bergamo. Nel 1459 divennero conti del Sacro Romano Impero e intorno al 1560 Giambattista ricevette l’elezione a patriarca della città di Alessandria. La famiglia è legata anche alla storia della letteratura italiana perché Giulia, figlia di Giangerolamo Albani, andò in sposa a un cugino di Torquato Tasso, mentre l’altra figlia Lucia fu una poetessa appartenente all’Accademia degli Occulti la cui origine si più approfondire sull’Enciclopedia Bresciana.

I Borromeo

Il cedro d’oro è sicuramente una delle immagini che resta maggiormente impressa osservando lo stemma dei Borromeo. La famiglia si dice che abbia origini romane e tra i più importanti esponenti non può essere tralasciato Filippo, vissuto nel 1300, che ha il merito di aver avvicinato la famiglia a quella dei Visconti. Nel 1400 il figlio di Margherita, Vitaliano I, fu erede dello zio Giovanni Borromeo e delle sue sostanze.

Da celebre uomo d’affari appoggiò l’attività del duca di Milano Francesco Sforza. Un esempio per tutti fu Federico Borromeo, vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, celebre per la citazione che ne fece il Manzoni e che si può approfondire sulla vita segreta a lui dedicata dal Corriere della Sera.

Gli Sforza

Il celebre stemma con la biscia che ondeggia rende la famiglia degli Sforza ancora più affascinante. Fu prima di tutto dei Visconti, poi degli Sforza, che lo adottarono per significare la continuità tra le due casate.

Il primo esponente conosciuto del casato ci svela anche il significato di questo cognome perché Muzio, morto nel 1424, era stato soprannominato Sforza per la sua forza fisica. Il figlio Francesco I ottenne la successione al ducato della città di Milano. Fu condottiero e simbolo del Rinascimento, costruttore del castello di Milano e dell’Ospedale Maggiore.

Ludovico Maria Sforza detto il Moro fu sposato con Beatrice d’Este ma tra le sue tante amanti si annovera Cecilia Gallerani che Leonardo ha immortalato nel famosissimo dipinto della “Dama con l’ermellino” di cui Ansa.it ha realizzato una bella versione 3D.

I Visconti

Gli archivisti e gli studiosi di paleografia sanno che non è facile parlare dei Visconti perché bisogna prima suddividerli in molti rami, a partire dalle linee più antiche. Qui troviamo l’arcivescovo di Milano Roberto di Cornaredo e Umberto Visconti, morto all’inizio del 1300, che fu podestà di Vercelli e di Como.

Tra i Visconti di Rozzano c’è un altro podestà e un signore di Rozzano, mentre nel ramo d’Aragona l’Archivio conserva documenti sul periodo in cui Cesare Alberto fu il primo marchese di Invorio intorno alla prima metà del 1700. La moglie di Alessandro Visconti, Cristina Trivulzio Belgioioso, fu la fondatrice della Società di Navigazione del Po e a lei è stata riservata una interessante pagina sull’Enciclopedia delle Donne.

I Pallavicini

Il cigno d’argento sullo stemma dei Pallavicini non può che entusiasmare tutti gli appassionati di araldica. Questa famiglia è celebre per essersi diramata molto facilmente. Nel 1300 ritroviamo un vescovo di Chieti di nome Beltramino sul quale aleggia anche un’interessante leggenda: sembra infatti che il suo corpo dopo la sepoltura restò intatto durante una riesumazione del 1941, ma senza l’anello pastorale. La conferma della nobiltà per questa famiglia fu inoltrata grazie a Gaetano Pallavicini nel 1816 e ottenuta in seguito grazie ai Savoia.

Gli Imbonati

La famiglia Imbonati è originaria della città di Como. Celebre per Bassano Imbonati e per i suoi cinque rami che ebbero modo di inserirsi attivamente in ruoli di spessore. A Milano la famiglia viene rappresentata da Carlo Antonio nel 1600, il marito della celebre Giulia Odescalchi e famoso per le sue immense ricchezze. Suo fu il palazzo della Cavallasca ritrovo dell’élite letteraria milanese. Di Carlo Imbonati è celebre l’opera manzoniana pubblicata nel 1806 e la sua relazione con la madre del Manzoni, Giulia Beccaria.

Altri tesori araldici

Una degna conclusione per questa breve panoramica sulle più note famiglie nobili lombarde, è affidata ancora una volta all’Archivio di Stato di Milano. Qui troviamo i più importanti documenti famigliari di età sforzesca, un fondo “famiglie” con atti notarili, decreti, memoriali e carteggi. Tra i cimeli dell’archivio di Stato di Milano sono presenti anche diplomi imperiali, autografi di personaggi celebri e di santi, miniature e sigilli, permamene, mappe e atti giudiziari. Una storia densa di fascino e valenza sociale che oggi solo le antiche carte sono in grado di raccontare.

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