Principali luoghi di origine e destinazione dell’emigrazione italiana

Il fenomeno migratorio italiano

Viviamo in una società multietnica, un villaggio globale che comprende un insieme di etnie e culture diverse e troppo spesso capita di sentir giudicare le persone che provengono da parti del mondo diverse dal nostro, definendoli ed etichettandoli in malo modo. Sono immigrati, persone che, loro malgrado, sono costrette a lasciare la propria terra d’origine in cerca di una vita migliore per se stessi e i propri figli.

Abbiamo dimenticato quando gli emigrati erano gli italiani? Si, l’italiano è un popolo di migranti, infatti il fenomeno dell’emigrazione italiana, come si evince dal sito, ha avuto origine dopo l’Unità d’Italia, interessando prima gli abitanti del Settentrione e diffondendosi successivamente nel Mezzogiorno. Gli abitanti del Sud d’Italia si sono diretti anche nelle città del Nord, dando vita così ad una emigrazione italiana interna, limitata, cioè ai confini geografici del nostro Paese.

Il fenomeno dell’emigrazione italiana si può suddividere in tre diverse fasi: la prima, detta anche grande emigrazione, è iniziata nel 1861 ed è terminata negli anni 20 del XX secolo, agli inizi del periodo fascista, mentre  la seconda, denominata anche migrazione europea, è iniziata intorno alla fine della seconda guerra mondiale ed ha avuto fine negli anni settanta del secolo scorso.

Si contano circa 18 milioni di persone che hanno lasciato il nostro Paese senza ritornare più. A causa della grande crisi economica che ha colpito l’Italia e gran parte del resto del mondo, si è diffusa un’altra emigrazione italiana di massa intorno al 2007 che ha interessato in particolar modo i giovani neolaureati in cerca di uno sbocco lavorativo.

I luoghi d’origine dell’emigrazione italiana

Bisogna necessariamente partire da un presupposto e cioè che a base di ogni esodo ci sono delle ragioni molto valide quali: la povertà, la miseria, la mancanza di certezze future, il desiderio di assicurarsi un’esistenza più dignitosa. Se agli inizi la popolazione italiana che ha lasciato il Paese, proveniva soprattutto da regioni del Nord, quali: il Friuli Venezia Giulia, Il Veneto e il Piemonte, negli anni successivi il primato è passato al Meridione con quasi 3 milioni di persone espatriate dalla Calabria, la Campania e la Puglia.

Nelle regioni del Sud, la principale fonte economica era l’agricoltura e nel momento in cui sono venute a mancare le terre da lavorare, molta gente è stata costretta a cambiare vita e paese. Un’altra causa scatenante è dettata da problemi politici interni, come l’avversione nei confronti degli anarchici da parte dello Stato. Da sottolineare, inoltre, la forte presenza della criminalità organizzata. Mafia, Camorra, N’drangheta, Sacra Corona Unita e i loro sistemi malavitosi sono state fonte di malessere e disagio per tante persone in cerca solo di onestà e migliori condizioni di vita.

Con il titolo Navi di carta, nel settembre 2022, a Lucca, come si evince da un’articolo pubblicato dal sito dell’Ansa ha avuto luogo una Mostra racconto dell’emigrazione italiana. Un insieme di foto, manifesti, cimeli e lettere dalla particolare valenza emotiva che hanno avuto l’onere di mettere in risalto 100 anni di emigrazione italiana, soprattutto quella oltreoceano: un viaggio nel passato dal sapore agrodolce fatto di speranza, paure, successi, delusioni e gioie.

La decisione di lasciare la propria terra d’origine comporta sempre lunghe sofferenze e una serie di grandi cambiamenti, a cui tanti italiani si sono dovuti adeguare. Un’altra importante motivazione alla base dell’emigrazione italiana è dettata dalla sovrappopolazione, in special modo nell’Italia Meridionale, originata dal miglioramento delle condizioni economiche, che se da un lato è stata vantaggiosa, dall’altra invece ha causato una crescita demografica tale da spingere le nuove generazioni, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo a emigrare all’ estero, soprattutto nell’America Centrale.

Le condizioni degli emigrati Italiani all’ estero

I nostri avi hanno dovuto affrontare una realtà molto dura e difficile, caratterizzata da condizioni igienico/sanitarie molto precarie già evidenti nei porti d’imbarco. Purtroppo, una volta arrivati a destinazione, la situazione non migliorava, infatti, venivano etichettati come criminali, mafiosi, sporchi, sventurati e pigri e spesso venivano emarginati perché considerati una razza inferiore. Non è stato affatto facile fare i conti con i pregiudizi, i preconcetti, le falsità e l’intolleranza perpetuata non solo da parte dei comuni cittadini, ma anche dalla stampa, dalle autorità e dai politici.

Una vita non certo facile, soprattutto se si pensa che il loro desiderio era proprio quello di migliorarla. A peggiorare una situazione già di per sé complicata, intervenivano altri fattori quali il basso salario, condizioni di vita precarie e la difficoltà di comunicazione. La maggior parte di coloro che sono stati costretti ad emigrare non possedevano un’adeguata istruzione scolastica, pertanto, anche esprimersi nella propria lingua madre risultava abbastanza ostico.

Il mito da non sfatare della “Terra promessa“, induceva tanti di loro a fingere con i propri famigliari per non deludere le loro aspettative. Per fortuna, c’è anche il rovescio della medaglia e cioè quella rappresentata da tanti connazionali, che al contrario, hanno avuto fortuna e sono riusciti ad integrarsi perfettamente in un contesto, dapprima sconosciuto e poi divenuto famigliare. Grazie all’accoglienza e alla sensibilità di molti, sono tanti gli italiani che risiedono all’estero e si calcola che gli oriundi italiani, cioè i discendenti siano circa tra i 60 e i 70 milioni.

Emigrazione italiana: le destinazioni degli italiani

Il gran numero di persone che ha contribuito all’emigrazione italiana è tale da aver formato una vera comunità al di fuori dei confini nazionali: infatti, secondo una recente stima, sono circa 5 milioni, specialmente in Europa e in America Latina. Il Paese con il maggior numero di abitanti di origine italiana è l’Argentina, seguita da Germania, Svizzera, Brasile, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Belgio.

I numeri sono riferiti alle persone registrate, cioè coloro che lasciano l’Italia e si trasferiscono all’ estero per un periodo di oltre 12 mesi, ai quali vanno aggiunti i discendenti italiani nati fuori dai confini nazionali a cui è stata riconosciuta la cittadinanza, nonostante non si siano mai recati in Italia.

La nuova emigrazione italiana, così definita perché ha origine nel 2011, a causa della grave crisi economica, ha visto aumentare il numero di persone costrette all’esodo, infatti dopo un decennio caratterizzato da numeri che si aggiravano intorno ai 30 mila, nell’ultimo decennio sono circa 900 mila i giovani in possesso di laurea e di master che hanno espatriato. L’età media è di 32 anni per gli uomini e di 30 per le donne, provenienti soprattutto da Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Marche, Molise, Veneto ed Emilia Romagna.

Con la nuova emigrazione italiana sono cambiate anche le mete da raggiungere, infatti la nazione più gettonata è il Regno Unito, seguito da Germania, Spagna, Francia, Svizzera e Brasile. Bisogna sottolineare che a causa della pandemia, i flussi migratori sono diminuiti soprattutto verso il Brasile e la Cina. In conclusione si può affermare che il popolo italiano è di gran lunga da considerare come il più grande migrante sia del passato che del presente.

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