La nascita dei cognomi e gli archivi parrocchiali della chiesa

Secondo una leggenda cinese fu l’Imperatore Fu Hsi a desiderare la nascita dei cognomi. La novità doveva servire a identificare più persone unite tra loro da legami famigliari. Sappiamo però che per secoli il nome restò il principale sistema di riconoscimento e che l’uso dei luoghi di origine, sporadicamente diffuso nell’antica Grecia, era comunque riservato a casi isolati.
Per la vera rivoluzione si deve aspettare il Medioevo tanto che alcuni storici paragonano quella del cognome ad altre invenzioni del periodo.

Ad Assisi, tra gli esempi più significativi del cambiamento in atto, c’è San Francesco conosciuto come Giovanni di Pietro di Bernardone. Ci sono altri casi emblematici? La nascita dei cognomi è una pagina di storia avvincente e raccontarla non può prescindere dai suoi alleati principali: gli archivi parrocchiali della chiesa.

Gli antenati dei cognomi

Gli antenati dei cognomi oggi li chiameremmo soprannomi. Erano diffusi prima della nascita dei cognomi nell’antica Roma ma il loro ruolo non era mai più importante del nome. Un soprannome poteva anche derivare da qualche particolarità fisica, da imprese eroiche o da usanze ritenute originali. In epoca imperiale assume un carattere di ereditarietà e serve a segnalare una famiglia specifica della gens.

Ma queste usanze non sono mai definite, tanto che non è raro trovare cognomi comuni all’interno di clan diversi. Con la fine del Medioevo si determina invece una rivoluzione così epocale che porterà in futuro i cognomi di origine romana in minoranza.

Nascita dei cognomi per gli atti notarili

A lamentare la confusione generata dall’utilizzo esclusivo del nome furono soprattutto i notai a partire dal dodicesimo secolo. Identificare con certezza un individuo era spesso molto problematico.
Per ovviare a queste difficoltà i notai ripetevano spesso, nelle loro trascrizioni, le discendenze paterne e questa consuetudine è ancora oggi diffusa in Islanda. Il sistema romano dei tre nomi era ormai lontano e le invasioni barbariche avevano determinato ancora più confusione con i nuovi nomi di origine germanica. Intervenire per mettere finalmente ordine si rendeva ormai assolutamente necessario.

Il ruolo del Concilio di Trento

La nascita dei cognomi arriva nel 1564 subito dopo il Concilio di Trento. Si sancisce l’obbligo dei parroci a tenere dei “registri di battesimo” che devono essere compilati con cura e meticolosa attenzione e che possono essere approfonditi sul portale che il Ministero della Cultura dedica agli Antenati.

L’obiettivo era riuscire a evitare i matrimoni tra parenti. Nasce così il cosiddetto “secondo nome” che nella sua forma di “cognome” inaugura un percorso che durerà moltissimo tempo. Non sarà semplice fissare i cognomi, basti pensare che nel nostro Paese si arriva fino all’Ottocento con famiglie senza cognome, soprattutto nelle campagne. Per non parlare degli errori anagrafici e di trascrizione che si sono trascinati oltre il dopoguerra.

I registri parrocchiali

I registri parrocchiali sono la traccia che ogni parrocchia mantiene sulla nascita, la vita e la morte di ogni individuo della comunità. Si presentano come dei libri da compilarsi a cura del parroco dove trova il suo posto tutto ciò che accade nella parrocchia. Grazie ai battesimi vengono riportare le nascite così come i matrimoni. La celebrazione dei funerali consente di registrare tutte le morti. Per ogni parrocchia tenere questo tipo di registro diventa obbligatorio a partire dal Concilio di Trento ma in realtà già dal 1300 l’usanza era ampiamente diffusa.

La compilazione in latino e lo “stato delle anime”

Altre caratteristiche peculiari dei registri parrocchiali sono la compilazione in latino e la registrazione dello “stato delle anime“. Quest’ultima divenne obbligatoria nel 1600 e consisteva in una attenta registrazione di tutto ciò che riguardava la salute spirituale di una persona come l’elenco dei sacramenti ricevuti, le tasse corrisposte alla chiesa, i suoi dati anagrafici. Per comprendere meglio questo concetto può essere utile leggere lo “stato delle anime del 1706 di Colli a Volturno” pubblicato dal portale instoria.it. Sono molto utili ai fini storici anche le note compilate a margine dai parroci perché qui spesso venivano segnati gli avvenimenti straordinari come i terremoti e le carestie.

Norme di registrazione

Il Rito Romano dava anche precise indicazioni sulle regole per la compilazione dei registri parrocchiali. Doveva essere riportato non solo il nome dell’evento ma anche la data, il luogo e i nomi dei testimoni se presenti. Era facile che il parrocchiano venisse identificato attraverso riferimenti aggiuntivi come il nome di un parente o un soprannome perché questo lo rendeva più riconoscibile all’interno della comunità. Sul registro era diffuso anche l’utilizzo del dialetto.

Il valore anagrafico

Prima del 1867 nel nostro Paese non esisteva nessuna anagrafe e gli unici a tenere nota della nascite e delle morti erano i parroci nelle chiese. Sono dunque evidenti i vantaggi storici e sociali che derivano dalla consultazione di questi registri che raccontano come un territorio sia cresciuto e si sia sviluppato dal punto di vista anagrafico. In più, grazie all’abitudine di segnare anche le informazioni relative ai parenti e non solo quelle dell’interessato, si ha la traccia degli alberi genealogici di intere famiglie.

Come reperire i registri parrocchiali

I registri parrocchiali, come sono definiti su treccani.it, vengono consultati con frequenza soprattutto da coloro che vogliono acquisire informazioni sui propri antenati. Sarà sufficiente conoscere il luogo di nascita del soggetto dell’indagine sperando ovviamente che il registro inerente sia ancora esistente e non sia andato perduto. Prima di tutto però è meglio informarsi presso un Centro di Raccolta di Storia Famigliare perchè questi Istituti hanno da tempo digitalizzato molti registri parrocchiali.

La consultazione online

La consultazione online dei registri parrocchiali si riferisce in particolare a siti che hanno reso accessibili i registri. Si tratta di un lungo lavoro di indicizzazione e di digitalizzazione che è tutt’ora in corso e che riguarda non solo i registri ma anche altra documentazione spesso a essi allegata come le fotografie. La digitalizzazione informatica riguarda 25.000 parrocchie e questa costituisce la modalità principale per acquisire informazioni sulle famiglie italiane prima della nascita dell’anagrafe. Molte informazioni sono reperibili sul portale della Conferenza Episcopale Italiana. Sono già online sul sito dell’Amministrazione della Provincia di Bolzano i registri parrocchiali dell’Alto Adige dal 1565 al 1923.

L’esempio virtuoso delle chiese venete

Ecclesiae Venetae” è un importante progetto delle diocesi venete. È stata censita e inventariata una grande quantità di materiale resa disponibile online attraverso un database. Il patrimonio delle singole diocesi è confluito in questo unico progetto e si prevede anche un ulteriore allargamento del fondo messo a disposizione della comunità. Il risultato di quindici anni d’impegno sono 67.000 schede disponibili che arricchiscono la vita culturale di tutta la Regione Veneto.

L’elemento onomastico

Nei cognomi italiani ritroviamo molti elementi che sono propriamente riconducibili al nome. Si pensi ad esempio a cognomi come “Di Pietro” o “De Filippo”. Troviamo tracce della zona di provenienza nei vari “Lombardi”, “Ferrara” e in tanti altri. Ci sono poi i cognomi dove riecheggia la memoria di un soprannome come “Bassi” oppure di professioni come “Fabbri”. Non mancano nomi veri e propri che possono creare confusione con il nome di battesimo e quelli su base latina, religiosa o longobarda. “Bonaventura” e “Trovato” sono nomi di tradizione medievale. Il libro di Roberto Bizzocchi sui cognomi italiani recensito su ansa.it è un buon modo per approfondire.

E in Europa?

Fuori dal nostro Paese e in Europa in particolare ci sono, come in Italia, dei cognomi che derivano dalla provenienza come “Dubois” che significa uomo delle foreste in Belgio. “Müller” è il mugnaio in Germania mentre “Grüber”, un cognome molto diffuso in Austria, è il minatore. Vengono spesso mantenute anche le caratteristiche fisiche, si pensi a “de Jong” ovvero il giovane in Olanda. Ci sono nel resto d’Europa come da noi alcuni cognomi che fanno riferimento all’assenza dei genitori alla nascita, come “Proietti” e “Trovato”.

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