Nobiltà: cosa significa quali tipi esistono e come si acquisisce un titolo nobiliare

Poche persone per un lungo cammino: sono i nobili che dall’Alto Medioevo al XVII secolo hanno rappresentato appena il 2% della popolazione. Un gruppo ristretto di individui dove il connubio tra genetica ed educazione ha determinato dei privilegi sociali. Una predisposizione naturale ad assumere ruoli importanti che giustificava le ricchezze possedute e che ha portato molti viaggiatori a scrivere di loro.

Uno fra questi sul suo diario definisce quella della “nobiltà” come una vita “ritirata e semplice”, trascorsa all’interno di castelli sontuosi, tra costosi cavalli, ricchi banchetti e vestiti sfarzosi. Ma parla anche di spontanea predisposizione al coraggio e alla bontà d’animo. Cosa resta oggi di tutto questo? Ci sono diverse tipologie di nobiltà e un titolo nobiliare può anche essere riconosciuto. Vediamo come.

Essere nobili nell’antichità

Per i greci antichi il concetto di nobiltà si esprime nel termine “aristocratico” che significa “il migliore”. L’aristocratico è colui che spicca in mezzo agli altri per doti naturali che lo portano a essere meglio di qualsiasi altro. Nell’antica Roma il nobile è chiamato “patrizio“, cioè colui che discende dal “pater” e siede per diritto di nascita in Senato. Secondo il filosofo greco Plutarco questo tipo di uomini voluti da Romolo erano i più illustri, potenti e influenti della città. Sotto l’impero di Costantino questa tipologia di autorità era riservata a pochissime persone.

La nobiltà feudale

Nella tarda antichità e nel Medioevo si inizia a parlare di “nobile” come di colui che per nascita, o per volontà di un sovrano, possiede un privilegio. La nobiltà feudale serviva a controllare il Sacro Romano Impero. Ai Tempi di Carlo Magno, che divenne re nel 768 d.C., si potevano distinguere due categorie di nobili: i conti e i marchesi. In epoca carolingia il territorio fu frazionato in più di 200 province che il sovrano assegnò ai conti ovvero ai “compagni”, dal termine latino “comites”.

Ma chi erano gli aristocratici nella società del feudalesimo? In sintesi, erano i proprietari terrieri che con il tempo acquisirono anche un titolo nobiliare, ottenuto tramite le “investiture” o cariche di potere. Questo titolo, una volta riconosciuto, veniva trasmesso per via ereditaria. L’argomento si può approfondire con la storia dei titoli nobiliari redatta da Nobili-napoletani.it

Nobiltà di sangue

Essere nobili “di sangue” significa averne acquisito il diritto per ragioni ereditarie. A ben guardare è però un concetto più ampio che comprende non solo l’avere il padre o un antenato nobile, ma anche condurre una vita “da nobile”, possedere un buon nome, ricoprire delle cariche che normalmente vengono assunte dagli aristocratici, essere legati ad altre famiglie riconosciute come di rango elevato, potersi dire signorile da almeno tre generazioni. Nella Francia del 1730 per riuscire a sostenere di appartenere alla classe più elevata era necessario che tutte queste condizioni fossero presenti contemporaneamente.

Nobiltà di spada

L’espressione nasce in Francia nel XVI secolo per indicare tutti i nobili di origine cavalleresca. Questo tipo di nobiltà occupava ruoli militari e si distingueva dalla nobiltà “di toga” che occupava ruoli burocratici e di governo. Questo concetto di aristocrazia, ancora legato alla società medievale, si estese presto dalla Francia al resto d’Europa. Vi riecheggiano gli echi degli eroi narrati da Goffredo di Monmouth nelle storie di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda.

Nobiltà di toga

L’espressione francese è “noblesse de robe” e fa riferimento a quella classi nobiliari che prima della rivoluzione francese amministravano una carica pubblica. In particolare chi si occupava di legge doveva aver svolto adeguati studi preparatori in materia giuridica e alla fine del percorso si arrivava a indossare la toga. Questa tipologia di aristocrazia era rappresentativa di un gruppo molto ristretto che si passava i ruoli tra le generazioni tanto da rendere le cariche ufficialmente ereditabili. Tra i più celebri nobili “di toga”, in contrapposizione perenne con quelli “di spada” ci fu il filosofo Cartesio.

I privilegi della nobiltà

Cambiano le tipologie di nobiltà ma i privilegi restano invariati. Questi riguardano in particolare le esenzioni totali o parziali dal pagamento delle tasse e un trattamento speciale in materia giuridica: normalmente un nobile poteva essere giudicato solo da un altro nobile. Molti aristocratici hanno avuto i loro ruscelli personali per pescare e frutteti per la raccolta della frutta. Godevano inoltre di campi coltivati dai contadini. Possedevano delle abitazioni “da nobili” come palazzi, castelli, abbazie, mulini oppure ville come accadeva ai nobili del veneto da approfondire su corriere.it. Alcune famiglie aristocratiche esercitarono anche il diritto di impegnarsi in guerre private con altre famiglie.

La nobiltà oggi

Oggi il concetto di classe nobiliare fa parte del passato anche se ci sono delle interessanti eccezioni soprattutto in quegli Stati retti attualmente da un monarca. In Inghilterra, ad esempio, i nobili siedono ancora nella Camera Alta per diritto ereditario.
In Italia lo Statuto Albertino dava al re la possibilità di continuare a concedere titoli nobiliari e manteneva intatti i diritti già riconosciuti anche se non attribuiva più alla nobiltà il ruolo di classe sociale distinta.

L’Ufficio Araldico era deputato alla registrazione dei provvedimenti per l’aristocrazia così come “Il libro della nobiltà italiana” . Si arriva così al 1922 con la pubblicazione del primo elenco completo della nobiltà italiana. In seguito il diritto per gli aristocratici è stato modificato sia durante che dopo l’Unità d’Italia e con la Repubblica ha mantenuto un carattere residuario.

Le famiglie storiche

Oggi le famiglie nobili italiane presenti sugli elenchi deputati non sono più di 2000 e sono appartenenti agli Stati preunitari del nostro Paese. La Repubblica Italiana non riconosce per Costituzione i titoli nobiliari ma le famiglie nobili sono comunque considerate molto importanti e “storiche” in virtù del loro glorioso passato.

Sono famiglie che hanno avuto modo di esprimersi ampiamente durante l’istituzione della Regia Consulta Araldica del Regno d’Italia il cui scopo era quello di fornire al governo pareri sui titoli nobiliari, sugli stemmi e sulle onorificenze. Tra queste la famiglia Roero, come si legge su ansa.it, rappresenta una delle più nobili dell’astigiano.

Le verifiche nobiliari

Le verifiche nobiliari sono l’unico sistema di accertamento che consente di acquisire un titolo nobiliare. Si tratta ovvero di dimostrare le proprie origini aristocratiche. La nobiltà deve essere accertabile e la richiesta può essere presentata anche per importanti ordini cavallereschi come “Il sovrano ordine militare di Malta”. La documentazione fornita deve essere la più completa possibile e deve assolutamente essere corredata dall’albero genealogico. L’affiliazione con una famiglia nobiliare, come ad esempio quella dei Balbi fondatrice dell’Albergo dei Nobili a Genova, deve essere lunga almeno 200 anni perché possa essere presa in considerazione.

Il Collegio Araldico

Il prestigioso Collegio Araldico è oggi l’assoluto e più importante punto di riferimento della nobiltà italiana. È nato nel 1853 con il nome di “Istituto Araldico Romano” dalla volontà del conte Baldassarre Capogrossi Guarna. Si prefigge esclusivamente scopi etici e culturali, accoglie appassionati e studiosi e occupa un posto attivo nel panorama culturale italiano.

Pubblica la sua Rivista da 115 anni e l’Albo d’oro è ormai giunto alla XXVI edizione. Sostiene attivamente le tradizioni per rendere il più possibile agevole la consultazione degli archivi nobiliari. Promuove eventi che valorizzano non solo Roma, dove ha la sua storica sede in via Crescenzio, ma tutta l’Italia.

L’iscrizione all’Annuario della Nobiltà Italiana

Una volta raccolta tutta la documentazione e prodotto l’albero genealogico che attesti l’appartenenza a una famiglia nobiliare l’interessato può fare domanda di iscrizione all’Annuario della Nobiltà Italiana. Questa pubblicazione periodica è stata fondata nel 1879 da Giovan Battista di Crollalanza, un grande studioso di araldica e di genealogia.

Alla sua memoria è stata recentemente dedicata una medaglia d’oro in virtù del suo grande valore sia come studioso che come uomo umile che non amava le onorificenze. L’annuario è stato pubblicato in ventisette edizioni fino al 1905. Dal 2000 è iniziata la seconda serie con la XXVIII edizione pubblicata in due volumi a cura della casa editrice SAGI.

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